Inter-Sampdoria: il rischio di andare a giocarsela

Analisi della sconfitta al Meazza

Inter-Sampdoria: il rischio di andare a giocarsela

Marco Giampaolo è così, prendere o lasciare. Non ha mezze misure, insegna il suo calcio e su quello si basa, senza badare troppo al contesto. E’ un rischio, lo sa bene, ma quando poi la squadra gioca a memoria perché ormai abituata a fare determinate cose, lì si colgono i frutti del suo lavoro e delle sue scelte. Lo stesso vale per le serate in cui tutto riesce bene e allora (come è successo un anno fa) magari ti capita di espugnare due volte San Siro nello stesso anno.

Ci sono però anche le serate in cui gli interpreti dello spartito non fanno quel che devono, per vari motivi: un appoggio sbagliato in più, una chiusura in meno, un’assenza pesante che non ti puoi concedere contro un avversario in forma. Ieri, ad esempio, uno come Strinic non potevamo regalarlo e invece (causa qualche acciacco) non abbiamo potuto usarlo e con Murru in queste condizioni era complicato tenere uno come Candreva.

Qualche buona indicazione è arrivata: Caprari ha dimostrato di essere in ottima forma, molto più di un lento e spaesato Ramirez. Kownacki è un bel rapace dell’area ed è molto giovane. Quaglia… è Quaglia. Commovente. Praet è diventato un leader, uno dei pochi a salvarsi anche nella prima ora di gioco. Il “però”, perché c’è un “però”, è che in serate così dietro si balla, soprattutto sugli esterni. E se trovi un avversario che sta bene paghi pegno. Anche se poi provi a rientrare con tutte le tue forze, dimostrando di non voler mollare mai l’osso.

Teniamoci una buona classifica. E la grande reazione. Lavoriamo sul resto. Con la consapevolezza di essere una squadra forte.

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